Gela nacque intorno al 689 a.C. come colonia fondata da genti provenienti da Rodi e da Creta: un insediamento sorto sul lato occidentale della foce del fiume Gela e destinato a diventare, nel giro di poche generazioni, una delle potenze del mondo greco di Sicilia. Di quella città resta poco in elevato, ma moltissimo in vetrina. Il Museo Archeologico Regionale di Gela è il luogo dove quella storia si ricompone.
Un museo nato accanto ai suoi scavi
Il museo fu inaugurato il 21 settembre 1958 sul corso Vittorio Emanuele, in una posizione tutt'altro che casuale: è a ridosso della collina dell'acropoli di Molino a Vento, cioè del nucleo originario della colonia. L'edificio fu progettato dall'architetto Luigi Pasquarelli, mentre l'allestimento interno si deve a Franco Minissi, uno dei nomi centrali della museografia italiana del secondo Novecento. Nasceva insomma come museo di sito, pensato per tenere insieme i reperti e il terreno da cui erano usciti.
Le collezioni coprono un arco lunghissimo, dalla preistoria al Medioevo, e comprendono diverse migliaia di oggetti provenienti da Gela e dal territorio circostante.
Le collezioni Navarra e Nocera
Il nucleo più antico del museo è costituito dalle raccolte Navarra e Nocera. La prima, messa insieme alla fine dell'Ottocento dal barone Giuseppe Navarra, comprende un gran numero di vasi corinzi e attici a figure nere e a figure rosse recuperati nelle necropoli della città. Sono materiali che raccontano due cose insieme: la ricchezza della Gela antica e il modo, spesso disordinato, in cui quel patrimonio venne alla luce.
Che cosa si guarda davvero
Il filo conduttore è la ceramica, e vale la pena arrivarci preparati. Le classi rappresentate vanno dalla produzione protocorinzia e corinzia, cioè dai vasi realizzati a Corinto, alla ceramica attica prodotta ad Atene.
- Figure nere, fine VI e inizi V secolo a.C.: opere riferite al Pittore di Gela e al Pittore di Eucharides, insieme a numerose lekythoi della cosiddetta classe di Phanyllis.
- Figure rosse, prima metà del V secolo a.C.: vasi attribuiti al Pittore di Edimburgo, al Pittore di Borea, al Pittore della Phiale di Boston, al Pittore di Berlino e al Pittore di Brygos.
- Un raro cratere laconico del VII secolo a.C.
- Un elmo calcidese conservato integro.
- Statuette votive in terracotta, fra cui immagini di Artemide e Demetra, e decorazioni architettoniche dai templi cittadini, come un acroterio a testa di cavallo e antefisse gorgoniche.
- Tre altari votivi provenienti dall'emporio arcaico di Bosco Littorio.
- Un'ampia raccolta numismatica, con monete di diverse città greche.
Perché proprio qui tanti vasi attici
La risposta sta nel mare. Quei vasi non furono prodotti a Gela: arrivarono via nave, come merce, dai grandi centri produttivi del mondo greco. Sono la prova materiale di una rotta commerciale intensa, la stessa di cui il golfo di Gela ha restituito, secoli dopo, i relitti delle navi mercantili. Guardare una lekythos attica in vetrina e poi il fasciame di una nave arcaica a poca distanza è l'esperienza più interessante che questa città possa offrire a chi ama l'archeologia.
Il contesto: acropoli, mura, necropoli
Molti dei materiali esposti provengono dagli edifici sacri dell'acropoli, che fino al 405 a.C., anno della distruzione della città da parte dei Cartaginesi, ospitò i principali santuari urbani. Altri arrivano dalle vastissime necropoli e dai quartieri di età ellenistica. Il museo, insomma, non si visita da solo: acquista senso pieno se abbinato all'area archeologica dell'acropoli, alle fortificazioni di Capo Soprano e all'area di Bosco Littorio.
Prima di andare
Una nota necessaria: il museo è rimasto chiuso al pubblico per un lungo cantiere di ampliamento, adeguamento e ammodernamento, con il trasferimento temporaneo di migliaia di reperti e un progressivo rientro dei materiali in vista della riapertura. Le tempistiche sono state più volte riviste. Verificate lo stato di apertura, i giorni di visita e le modalità di ingresso sui canali ufficiali del Parco archeologico di Gela prima di programmare la vostra giornata.
Se alloggiate a Casa Giulietta, il museo si trova sullo stesso asse del centro cittadino: dalla piazza, a circa duecento metri dalla casa, ci si arriva senza bisogno dell'auto.
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